IT
AREA RISERVATA
Comunicati

DIAMANTI DA INVESTIMENTO

Le verità non dette

 

23 Maggio 2018 - Contravvenendo al silenzio e alla riservatezza che la società ha inteso finora mantenere nel rispetto dell’opera delle Autorità Giudiziaria ed Amministrativa, pur a fronte della campagna mediatica denigratoria avviata nei suoi confronti, DPI avverte la necessità e l’obbligo di precisare quanto segue al fine di ripristinare la realtà dei fatti, ad onta di un vero e proprio “sciacallaggio mediatico” condotto da quanti, incuranti della verità, hanno inteso strumentalmente perseguire opachi obiettivi.

 

LA VICENDA IN BREVE

La vicenda che coinvolge la società ha avuto avvio in seguito al reportage proposto da una nota trasmissione televisiva che ha inteso avvalersi del “parere” di una associazione di categoria sicuramente non imparziale e non disinteressata rispetto all’eventuale demolizione di un’attività esistente sul mercato da oltre 40 anni, da sempre connotata dall’assoluta soddisfazione della vastissima clientela. DPI intende, tuttavia, tralasciare in questa sede gli aspetti deontologici che hanno interessato la conduzione e la messa in onda della suddetta trasmissione in assenza di un effettivo e leale contraddittorio.

L’affermazione secondo la quale DPI avrebbe truffato i propri clienti nel vendere diamanti da investimento a prezzi notevolmente superiori quelli indicati dal listino Rapaport (presentato erroneamente da non ben definite voci di presunti esperti come indice ufficiale dei diamanti) costituisce semplificazione inaccettabile oltre che infondata.

L'affermazione è tanto suggestiva, idonea ad essere cavalcata da stampa disattenta e da soggetti a vario titolo interessati alla demolizione commerciale della DPI, quanto infondata. Si tratta della classica affermazione adatta a riempire titoli ad effetto, in grado di fare audience, perché si sa, la suggestione del mondo dei diamanti, ed in particolare, presunti scandali ad esso legati, è sempre un argomento mediaticamente intrigante.

Seppure esista una sanzione da parte dell’AGCM, tra l’altro impugnata di fronte al TAR (che ne ha anche deliberato la sospensiva pecuniaria) e quindi ancora tutta da definire, essa non è riferita a quegli aspetti che sembrano essere alla base delle accuse mediatiche. La correttezza della determinazione del prezzo di vendita da parte di DPI e la liceità del business sono state peraltro confermate sia dalla AGCM (che, nei propri provvedimenti sanzionatori, si è limitata a rilevare un deficit di comunicazione alla clientela), sia da consulenze redatte da importanti docenti universitari del settore riconosciuti a livello internazionale.

I professionisti, in particolare, hanno anche dimostrato l’impossibile utilizzo, ai fini che interessano il commercio condotto da DPI, del listino Rapaport, e della conseguente quindi inattendibilità delle considerazioni che avrebbero portato al presunto deficit comunicativo.

Quanto ai residui rilievi mossi dalla Autorità Garante, che, si ripete, non riguardano la determinazione del prezzo e, dunque, la convenienza economica dell'affare per i singoli clienti, DPI si è rivolta alla Magistratura Amministrativa, nel cui operato confida, con un articolato ricorso sul quale, anche per non indulgere al sensazionalismo mediatico, non intende soffermarsi.

 

IL PREZZO E IL MERCATO DEI DIAMANTI DA INVESTIMENTO

La premessa dalla quale è necessario muovere è che non esiste un fixing ufficiale del diamante, e nemmeno un riferimento ufficioso riconosciuto internazionalmente. Il motivo di tutto ciò si basa sul fatto che in natura esistono oltre 16.000 tipologie di diamanti, distinte non solo per caratura, ma, soprattutto, per qualità, ossia per taglio, colore, purezza, fluorescenza; pertanto risulta impossibile riconoscere un “fixing ufficiale del diamante”.

I diamanti da investimento rappresentano soltanto il 2% circa della produzione e comprendono le pietre di qualità più alta (classificati A1), del cui trading si occupa la DPI, e per stabilirne il prezzo risulta deontologicamente e scientificamente scorretto prendere a riferimento valori indicativamente attribuibili a diamanti di categorie più basse (A3 e inferiori) che possono variare di oltre il 50% in meno del valore, trattandosi apparentemente dello stesso diamante (ad esempio un diamante da 1 carato, colore D, purezza IF può variare di oltre 15.000 € già all’ingrosso).

Ad attestare tutto ciò, oltre ad indiscutibili perizie, è lo stesso Rapaport, erroneamente considerato come listino di riferimento al pubblico del “diamante” in generale.

Il cosiddetto “Rapaport” è un listino prezzi utilizzato esclusivamente da operatori professionali del settore all’ingrosso, basato su indicazioni che rappresentano esclusivamente una guida ed un punto di riferimento e partenza per la definizione del prezzo di una determinata pietra preziosa. È lo stesso Rapaport ad avvertire sul fatto che il suo listino non rappresenta alcun indice o benchmark ufficiale dei diamanti, bensì una propria opinione sul prezzo di partenza all’ingrosso, che non contempla, ad esempio, né le particolarità di taglio (che incidono sensibilmente sul prezzo), né i costi di importazione, di certificazione, di qualità, né le imposte (IVA), né tantomeno le spese di commercializzazione e le altre voci economiche necessarie a condurre un simile commercio.

Per confutare quindi ogni potenziale illazione sul fatto che i prezzi di DPI siano “gonfiati” è sufficiente calcolare, con fatture alla mano, che il costo della pietra nuda, regolarmente importata e con le caratteristiche al top di gamma, senza considerare alcun servizio aggiuntivo e alcun margine né per DPI né per alcun intermediario, è pari al 71% del prezzo.

A questo punto invitiamo la clientela a diffidare di tutti coloro che sostengono la tesi dei prezzi gonfiati, poiché probabilmente è proprio in quell’offerta ad esserci qualcosa di non trasparente.

In merito poi ai presunti andamenti “falsati” del mercato di cui alcune associazioni accusano, pubblicando grafici con andamenti completamente differenti da quanto sostenuto da DPI, si specifica che anche tutto ciò è frutto di accuse artificiose, o, nella migliore delle ipotesi, di ignoranza scientifica, poiché, come chiunque può in modo elementare sostenere, confrontare dati di natura disomogenea è un grossolano errore; anche in questo caso le perizie dimostrano la veridicità dei dati forniti da DPI, avvalorate da ulteriori studi matematici.

 

LA VENDITA

DPI opera, a far data dall'anno 2005, nel settore della vendita di diamanti da investimento, avendo garantito a migliaia di clienti l’investimento in beni di altissima qualità. DPI ha sempre operato in partnership con numerosi istituti bancari, offrendo un servizio in ottica di diversificazione. DPI negli anni non ha mai ricevuto lamentele o reclami per il prodotto e il servizio offerto, poiché la clientela ha sempre riscontrato con grande soddisfazione l’attendibilità di quanto dichiarato dalla Società stessa.

Dalla natura di bene destinato all'investimento, discende che le pietre, anche a causa del loro elevato valore, non vengono commercializzate direttamente ad un pubblico indefinito - come i normali diamanti commerciali - ma sono proposte ad una clientela limitata, selezionata dal ed attraverso il sistema bancario. Sono le banche convenzionate, infatti, a selezionare i propri risparmiatori più significativi, affidati dal sistema bancario e dotati di adeguati patrimoni mobiliari, in misura tale da impiegare una quota non significativa della disponibilità liquida del cliente, di solito non superiore al 5%, in linea con tutte le teorie della corretta diversificazione. Tale principio è sempre stato ben specificato da DPI in tutto il materiale informativo e contrattuale sottoscritto dai clienti stessi, e spiegato ad ogni singolo operatore bancario, essendo quest’ultimo a conoscere la reale situazione patrimoniale dei clienti e quindi in grado di valutare la sua potenzialità di acquisto.

La clientela, infine, è messa nelle condizioni di conoscere, a cadenza periodica, sia il prezzo di acquisto, in modo da potersi consapevolmente determinare alla conclusione dell'affare nel momento ritenuto più propizio, sia il valore di vendita (tramite DPI), in modo tale da monitorare costantemente l'andamento del proprio investimento.

È importante ricordare che già dal 2010 Consob e Bankitalia si erano espresse in merito al business della vendita dei diamanti da investimento su richiesta di DPI, per poi ribadirlo nel 2013, 2017 e 2018, chiarendo che la vendita di diamanti tramite il sistema bancario non rientra nelle definizioni di prodotto finanziario e che si tratta di un'attività connessa a quella bancaria, purché vengano rispettate le normative vigenti.

 

STRUMENTALIZZAZIONE MEDIATICA

Il clamore mediatico seguito alla trasmissione televisiva ricordata ed ai numerosi articoli di stampa (dei quali hanno beneficiato esclusivamente i soggetti con palese interesse alla demolizione di tale mercato) ha determinato una sorta di panic selling unito alla paralisi completa del mercato: un risultato diametralmente opposto rispetto a quello che dovrebbe essere perseguito dalle associazioni di consumatori. Queste, poi, anziché tutelare l’interesse degli aderenti, hanno inteso scagliarsi, privi di qualunque cognizione tecnica, contro la presunta “truffa dei diamanti” coinvolgendo la società e gli istituti bancari in una vicenda dai connotati assai torbidi.

E ciò in spregio, ancora una volta, a qualunque regola che impone, per la correttezza dell’azione, l’ascolto delle parti in causa senza pregiudizi di sorta.

La libertà di informazione ed il diritto di cronaca trovano limiti precisi nella verità dei fatti e nell’obbligo di verifica di veridicità di essi.

Tale principio è stato reiteratamente disatteso ed ignorato da quanti hanno inteso “lanciarsi” sulla notizia arbitrariamente veicolata senza alcuna preventiva documentazione circa i connotati veri delle attività di DPI.

DPI ha consapevolmente scelto in questi mesi il silenzio mediatico, assicurando però presenza e assistenza sul territorio; comportamento dettato dal rispetto degli accertamenti degli organi competenti. Tale scelta è stata dettata anche dalla convinzione che le appropriate verifiche abbiano opportune sedi e opportuni professionisti, che non sono le piazze, i media o i soggetti non qualificati a tale attività. Il diritto di cronaca è una cosa, il giudizio su notizie arbitrarie tutt’altro.

 


DPI PROCEDE CON IL RICORSO

"Abbiamo intenzione di dimostrare la strumentalità delle accuse rivolte alla nostra società"

 

Roma, 07 Novembre 2017 - La societa’ DPI, nel prendere atto della decisione sanzionatoria assunta da AGCM, comunica che avverso la stessa proporrà immediato ricorso dinanzi all’autorita’ amministrativa in ragione dei molteplici errori di fatto che sostengono la motivazione del provvedimento medesimo. In tale occasione la società sarà in grado di dimostrare documentalmente la strumentalità delle accuse rivoltegli.

La società informa di non avere mai sospeso le attività di vendita e di ricollocamento dei diamanti e che la struttura operativa è sempre rimasta a disposizione della clientela.

DPI confida nell’imminente ripresa delle attività imprenditoriali a seguito di una rinnovata conferma degli accordi commerciali di partnership con gli istituti bancari.

Si precisa inoltre che DPI ha promosso l’apertura ed è attivamente partecipe al tavolo di lavoro con le associazioni dei consumatori Codacons e Movimento per la Difesa del Cittadino, volto anche a rispondere a tutti i quesiti della clientela, indotti dalle strumentalizzate campagne mediatiche in corso, nei confronti delle quali la società sta intraprendendo nelle opportune sedi azioni a sua tutela.

DPI rimane a disposizione dei propri clienti al fine di fornire ogni chiarimento e supporto.

 

 


 

DIAMANTI: DPI, APERTO TAVOLO DI CONFRONTO CON CODACONS E MDC PER LA

TUTELA DEI CONSUMATORI

 

Roma, 14 Febbraio 2017 - DPI, società da tempo attiva nel settore della vendita di diamanti come bene rifugio per la tutela di una parte del patrimonio ed attenta alle esigenze di trasparenza nei confronti del mercato, ha aperto con Codacons e Movimento Difesa del Cittadino un tavolo di confronto per sviluppare progetti a favore dei consumatori interessati a forme per mettere al riparo parte dei propri risparmi.

Il progetto è teso alla creazione di un codice etico nella presentazione al mercato dei prodotti di DPI.

Le associazioni dei consumatori hanno accettato l’invito di DPI e svolgeranno alcune attività finalizzate a supportare il miglioramento continuo delle pratiche della società in tema di trasparenza e chiarezza verso i consumatori, finalizzato a garantire la piena coerenza delle attività di DPI con le best practice internazionali. Sarà inoltre fornito un supporto relativo a eventuali problemi con gli acquirenti.

Tale progetto è potenzialmente estensibile a tutto il comparto della vendita dei diamanti, coinvolgendo in seguito anche le banche che commercializzano il prodotto.

 

 


 

DPI IN PRIMA LINEA PER LA TUTELA DEL MERCATO DEI DIAMANTI

“ABBIAMO SEMPRE AGITO CORRETTAMENTE E IN TRASPARENZA”

 

Roma, 1 Febbraio 2017 – In merito al procedimento per presunte pratiche commerciali scorrette, annunciato ieri dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Diamond Private Investment S.p.A., oltre a ribadire e confermare la piena correttezza del proprio operato e delle attività commerciali svolte in totale trasparenza e sempre in favore dei propri clienti, collaborerà con l’Autorità al fine di favorire tutti gli approfondimenti e verifiche che si rendessero necessarie e opportune per dimostrare l’estraneità della stessa ai fatti contestati.

L’operato della società, così come le informazioni trasmesse al mercato ed ai consumatori, sono sempre state improntate a principi di buona fede, correttezza e trasparenza.

In particolare, sia sul sito internet della società, sia all’interno dei materiali informativi reperibili presso gli istituti bancari con i quali DPI collabora da anni, i consumatori hanno la possibilità di reperire tutte le informazioni  in merito alle caratteristiche delle operazioni prospettate.

L’acquisto dei diamanti DPI non costituisce un’offerta al pubblico di prodotti finanziari, né altra forma di investimento di natura finanziaria. DPI ha sempre presentato l’acquisto in diamanti come uno dei possibili strumenti per diversificare le proprie attività, indicando per altro una misura massima consigliata pari al 5% del patrimonio.

Le valutazioni effettuate da DPI, considerate quali punti di riferimento del mercato dei diamanti, si sono sempre rivelate attendibili sia in fase di acquisto sia in fase di rivendita. Tali valutazioni economiche, come da prassi commerciale, sono inoltre comprensive di IVA e dei servizi offerti al cliente da DPI (come l’assicurazione o la custodia del bene).

La società confida, infine, che le verifiche in corso possano essere concluse nel più breve tempo possibile, per ripristinare quanto prima la corretta interpretazione dei fatti e dell’operato dell’azienda.

 

 


 

DIAMANTI: DPI, INVESTIMENTO SICURO E TRASPARENTE

 

  • Diamond Private Investment, azienda leader nel settore dell’investimento in diamanti, risponde alle accuse di “Report”
  • Il diamante è un bene rifugio e non un prodotto finanziario

 

Roma, 1 Dicembre 2016 – A seguito delle accuse rivolte dalla trasmissione “Report” a Diamond Private Investment (DPI), azienda leader in Italia nel settore dell’investimento in diamanti, la società tiene a precisare che le informazioni date nel servizio del 17 ottobre scorso e in quello andato in onda lunedì scorso hanno delineato un quadro non corretto dell’operato di DPI.

Contrariamente a quanto riportato da “Report”, l’azienda sottolinea che il diamante è principalmente un bene rifugio e non un prodotto finanziario. Per questo risulta uno strumento ideale per diversificare il proprio patrimonio nella misura massima del 5% (come, del resto, espressamente segnalato da DPI nel modulo qualificato “Ordine di Acquisto” che viene sottoposto al potenziale acquirente), con il vantaggio della fisicità del bene, così come avviene con gli immobili, i terreni o le opere d’arte.

Come sostenuto dalla società e come oggettivamente è, l’investimento in diamanti rappresenta per il risparmiatore una forma di protezione e sicurezza assicurata, tra l’altro, dalla possibilità di poter disinvestire, in un tempo alquanto contenuto e, comunque, certamente ragionevole. Tempistiche che l’azienda sta sostenendo a dimostrazione della sua affidabilità, trasparenza e solidità finanziaria.

DPI specifica, inoltre, che il proprio diamante rappresenta una selezione di alta qualità e di valore superiore a quello indicato da alcuni listini (in realtà, non assimilabili, nè comunque comparabili, a quello della società, sia considerati gli operatori ai quali si rivolgono, sia considerate le modalità di commercializzazione dei diamanti alle quali detti listini si riferiscono), in quanto la gemma da investimento, per essere tale, deve presentare caratteristiche perfette in termini di colore, purezza, taglio e fluorescenza. Caratteristiche che, per l’appunto, non sono incluse nella loro totalità all’interno del Rapaport, che è un listino indicativo accessibile solo agli operatori del settore ed è rappresentativo dei prezzi dei diamanti all’ingrosso a cui va applicata l’aliquota IVA.

I diamanti DPI -conclude infine l’azienda- sono necessariamente certificati, sigillati e tatuati dalle certificazioni internazionalmente riconosciute (HRD e GIA), assicurati da una primaria compagnia contro furto e rapina, eventualmente custoditi presso un ente terzo, quotati, etici in termini di provenienza, vendita e successivo ricollocamento. Tutti servizi che sono inclusi nell’offerta di DPI e sono quindi compresi nel prezzo di vendita; cosa completamente diversa dal canale della gioielleria.

CONDIVIDI
 
  • ANDAMENTO DIAMANTI
  • LISTINO DIAMANTI
  • COMUNICATI STAMPA
  • RASSEGNA STAMPA
  • MEDIA SECTION
  • RICHIESTA INFO
 
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.