I diamanti vengono classificati in base alle cosiddette 4C (dall’inglese Colour, Clarity, Cut, Carat) che ne determinano il valore.
Colour, il Colore:
l’analisi del colore utilizza apparecchiature che sono in grado di scomporre l’iride fino a 12.000 tonalità e di distinguere, misurare e definire i rapporti di prevalenza tra i 7 colori che la compongono. All’interno di tali tonalità viene individuata una scala di classificazione che identifica il colore da bianco o incolore a giallo. Le gradazioni che individuano la colorazione di un diamante, sono indicate con le lettere dalla D alla S.
Clarity, la Purezza:
Per convenzione un diamante viene definito puro quando non si riscontrano al suo interno impurità fino a 10 ingrandimenti di gemolite, nome con cui viene indicato il sofisticato microscopio utilizzato per le certificazioni internazionali riconosciute. Un diamante che corrisponde a queste caratteristiche viene classificato con la sigla IF (Internally Flawless).
Cut, il Taglio:
Le figure geometriche, le angolazioni, le dimensioni del taglio determinano la modalità di rifrazione della luce da parte del diamante e di conseguenza la sua bellezza, brillantezza e ovviamente il suo valore. L’analisi del taglio si avvale ancora una volta di apparecchiature sofisticate che ne verificano sagomature, sfaccettature e che sono in grado di individuarne gli eventuali difetti.
Carat, il Peso:
Il carato è l’unità di misura con cui si esprime il peso del diamante e corrisponde a 0,20 grammi. Anche in questo caso le dimensioni del diamante da investimento devono tener conto della sua “rivendibilità” in contesti di mercato. Occorre considerare, infatti, che l’aumento di peso del diamante è accompagnato da un aumento esponenziale, e non lineare di prezzo.
A questi parametri se ne può aggiungere un quinto, spesso trascurato e fonte di incomprensioni: la Fluorescenza; l’indice della fluorescenza è inversamente proporzionale al valore del diamante, quindi più il diamante sarà fluorescente, meno esso sarà prezioso.
