Il termine diamante ha origine da due parole greche: "adamas" (indomabile) e "diaphanes" (trasparente).
Già nella "Naturalis historia" di Plinio il vecchio (I secolo d.c.) il diamante viene considerato la pietra più dura, e subito acquista un significato simbolico legato alle sue proprietà.
È costituito da un reticolo cristallino di carbonio e la sua unità di misura è il carato (anche questa è una parola di origine greca, da "kerátion", dal seme della carruba, che veniva usato per misurare le quantità molto piccole), pari a 0,2 grammi.
Per cristallizzare in diamante, il carbonio deve trovarsi ad una profondità di 150-200 km, ovvero essere sottoposto ad una pressione di almeno 50 kilobar e con temperature tra i 900 e i 1200 gradi centigradi.
I diamanti risalgono in superficie grazie a movimenti geotermici chiamati "magmi kimberlitici" e vengono poi sparsi o concentrati grazie al "dilavamento alluvionale".
I principali paesi produttori sono il Botswana, l’Australia, lo Zaire, la Russia e il Sud Africa.
Il diamante viene considerato puro quando, a 10 ingrandimenti, non presenta inclusioni visibili.
Le proprietà primarie dei diamanti sono:
* durezza: nessun materiale, tranne un altro diamante è in grado di scalfirli;
* lucentezza: viene espressa al massimo livello, per cui è detta "adamantina";
* brillantezza: è costituita dalla somma degli effetti luminosi dovuti al numero, alle dimensioni e alla posizione delle facce nelle quali è stato tagliato.
